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	<title>Marco Grimaldi &#187; Europa</title>
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		<title>Il Governo dovrebbe sostenere chi non ha nulla, non chi non dà nulla.</title>
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		<pubDate>Tue, 19 May 2020 14:23:35 +0000</pubDate>
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18 maggio 2020
La sanità pubblica, che (oggi) tutti diciamo essere più importante che mai, si regge sulle tasse. In particolare, l&#8217;Irap è nata precisamente a questo scopo. Perciò mi chiedo: come è possibile che il mio macellaio o il mio barbiere paghino di Irap in Piemonte più di Fca? È possibile perché il colosso con [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcogrimaldi.it/wp-content/uploads/2020/05/paradisi-2.jpg"><img src="http://www.marcogrimaldi.it/wp-content/uploads/2020/05/paradisi-2.jpg" alt="paradisi 2" width="2000" height="1125" class="alignnone size-full wp-image-6354" /></a></p>
<p>18 maggio 2020</p>
<p>La sanità pubblica, che (oggi) tutti diciamo essere più importante che mai, si regge sulle tasse. In particolare, l&#8217;Irap è nata precisamente a questo scopo. Perciò mi chiedo: come è possibile che il mio macellaio o il mio barbiere paghino di Irap in Piemonte più di Fca? È possibile perché il colosso con sede legale in Olanda e fiscale in UK versa 0 euro di Irap da quasi 9 anni, dichiarando un valore di produzione negativo. Il problema si chiama &#8220;profit shifting&#8221;, ovvero l&#8217;arte di traslare i profitti da paesi ad alta imposizione a paesi a tassazione nulla o ridotta. Per questo diciamo una cosa molto semplice: sei una multinazionale? Intanto produci secondo la normativa italiana e rendi completamente trasparente il tuo bilancio consolidato. Solo dopo si potrà cominciare a parlare di garanzie pubbliche per il credito.</p>
<p>Come noto, Fca ha chiesto a Intesa San Paolo un prestito da 6,3 miliardi di euro con garanzia della pubblica Sace e controgaranzia in ultima istanza dello Stato. Lo strumento fa parte del pacchetto Garanzia Italia — inserito dal governo nel Decreto Liquidità — ed è a disposizione delle grandi aziende per assorbire eventuali stress finanziari derivanti dall’impatto del Covid.</p>
<p>Seguendo una proposta di Oxfam, come LEU e Liberi Uguali Verdi abbiamo preparato un emendamento al Decreto, adattabile anche a livello regionale, per ovviare all&#8217;opacità dei conti data dalla presenza della sede legale di Fca e altri grandi gruppi in Olanda. Si tratta in sostanza di aggiungere un comma in base al quale “l&#8217;impresa che beneficia della garanzia, se parte di un gruppo di imprese con ricavi consolidati nel periodo d&#8217;imposta 2018 o 2019 superiori a 750 milioni di euro, assume l&#8217;impegno di rendere pubblica entro il 31.12.2020 la rendicontazione paese per paese del gruppo di appartenenza relativa al periodo di imposta 2018 e 2019; assume altresì l&#8217;impegno di rendere pubblica la rendicontazione paese per paese del gruppo di appartenenza relativa a ogni periodo d&#8217;imposta coperto anche in parte da garanzie entro la fine dell&#8217;anno successivo”.</p>
<p>Nel frattempo, è stato approvato ieri dal Governo l&#8217;emendamento a firma Fratoianni e Pastorino che nega gli aiuti di stato alle società con sedi nei paradisi fiscali: se un&#8217;impresa con sede in Italia è controllata o controlla, direttamente o indirettamente, altre società localizzate in un paese segnalato nella lista nera europea dei paradisi fiscali è esclusa dal beneficio.</p>
<p>È un&#8217;ottima notizia, ma si può andare oltre: i gruppi italiani che hanno sede o filiali nei Paesi Bassi sono tanti. Fca e Ferrari hanno laggiù la loro sede legale, la Exor della famiglia Agnelli quella fiscale. Ma ad aver creato holding lì sono pure alcune delle più importanti partecipate italiane: Eni, Enel e Saipem. Campari sta per trasferirvi la sua sede, Mediaset, Luxottica, Ferrero, Illy, Telecom Italia, Prysmian e Cementir lo hanno già fatto. La Commissione Europea sostiene che i piani di salvataggio pubblico legati all’emergenza Covid non possono escludere chi ha la sede in un altro Stato? Peccato. Il Governo italiano e la Regione possono agire diversamente sui loro aiuti e sulle loro garanzie. Se quelle aziende hanno interesse a difendere il &#8216;bel paese&#8217;, la sua sanità, la sua economia e soprattutto il buon nome del &#8220;Made in Italy&#8221;, e vogliono addirittura godere di garanzie statali per i propri investimenti, possono riportare le sedi qui.</p>
<p>Questo dovrebbe dire un Governo che vuole realmente uscire dalla crisi correggendo le diseguaglianze, invece di offrire aiuti e garanzie a pioggia alle imprese con residenza fiscale all&#8217;estero e difendere i dividendi miliardari agli azionisti e le retribuzioni esorbitanti dei manager. Tutto ciò mentre si fanno elemosine alle Partite Iva e si limita il reddito di emergenza per chi non ha nulla.</p>
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		<title>La nostra economia all’inferno e loro nei paradisi?</title>
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		<pubDate>Tue, 19 May 2020 13:37:21 +0000</pubDate>
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24 aprile 2020
In questi giorni di confinamento nelle nostre case siamo bombardati da spot televisivi che fanno riferimento alla forza di volontà degli italiani, al senso di unità e comunità. Tutti oggi sono pronti a dire che la sanità pubblica deve essere finanziata di più. Quei messaggi però nascondono un’ipocrisia di fondo: nulla è gratis [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.marcogrimaldi.it/wp-content/uploads/2020/05/paradisi.jpg"><img src="http://www.marcogrimaldi.it/wp-content/uploads/2020/05/paradisi.jpg" alt="paradisi" width="800" height="450" class="alignnone size-full wp-image-6335" /></a></p>
<p>24 aprile 2020</p>
<p>In questi giorni di confinamento nelle nostre case siamo bombardati da spot televisivi che fanno riferimento alla forza di volontà degli italiani, al senso di unità e comunità. Tutti oggi sono pronti a dire che la sanità pubblica deve essere finanziata di più. Quei messaggi però nascondono un’ipocrisia di fondo: nulla è gratis e molte aziende generano profitti e non pagano le tasse in Italia.</p>
<p>Nella cosiddetta “fase due” il mondo del lavoro dovrà fare i conti con gli effetti di due mesi di chiusura forzata di moltissime attività. Le difficoltà saranno tante e sarà compito delle istituzioni europee, nazionali e regionali accompagnare e aiutare i lavoratori e l&#8217;economia in crisi.</p>
<p>Credo che le aziende che hanno spostato le sedi fiscali dall’Italia all’estero, in paradisi fiscali o in Paesi europei a fiscalità agevolata, non dovranno beneficiare della distribuzione di aiuti governativi e regionali, tanto meno di fondi strutturali europei. Se queste imprese vogliono dare una mano potranno fare una cosa molto semplice: fermare il &#8220;profit shifting&#8221;, tornare in Italia e versare l’importo totale delle proprie tasse dovute all’Agenzia delle Entrate.</p>
<p>Il tema è centrale anche alla luce della lunga battaglia di questi mesi tra gli Stati membri dell’UE sulle modalità e le tipologie di aiuti da destinare a Paesi più in difficoltà, in cui sono emerse le posizioni molto rigide dell’Olanda, uno dei Paesi a fiscalità agevolata in cui le multinazionali di tutto il mondo – e le loro filiali europee – hanno la sede. Si stima che i ricchi europei possiedano 1.500 miliardi offshore e lo scambio di informazioni tra Paesi Ocse non basta per farli rientrare. Una big company su tre ha chiuso il bilancio in perdita e non pagando le tasse, inoltre il 94% abusa del “transfer pricing” per spostare costi e ricavi tra le società del gruppo, trasferendo fittiziamente la tassazione nei Paesi dove di fatto non vi sono controlli fiscali, sottraendo solo in Italia al fisco 37,8 miliardi di euro all’anno.</p>
<p>Le leggi sono molto chiare e loro usano ogni modo possibile per sfuggire all&#8217;imposizione e portare il denaro nei paradisi fiscali. Il 78% circa delle società di capitali italiane dichiara redditi negativi, o meno di 10 mila euro, o non versa le imposte. Molte di queste chiudono nel giro di 5 anni per evitare accertamenti fiscali o utilizzano &#8220;teste di legno&#8221; tra soci o amministratori. In pratica, su un totale di circa 800.000 società di capitali operative, il 78% non versa le imposte dovute e si stima un’evasione fiscale attorno ai 22,4 miliardi di euro l’anno. </p>
<p>Questa crisi ci dimostra ancor di più che non possiamo &#8220;fare il pane senza la farina&#8221;: se davvero le grandi imprese che fanno profitti in Italia hanno a cuore questo Paese, non si limitino a una mancia sotto forma di donazione, ma paghino per intero le tasse dovute, perché andrà davvero tutto bene come dicono solo se saremo in grado di far funzionare al meglio la nostra sanità pubblica, la nostra scuola pubblica e i tutti i nostri servizi. Il resto sarà solo retorica finché loro restano nei paradisi e la nostra economia all&#8217;inferno.</p>
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		<title>Europa chiama Piemonte. C&#8217;è qualcuno in casa?</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jan 2020 10:12:35 +0000</pubDate>
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Grimaldi (LUV): &#8220;Il Piemonte fra le aree che potrebbero accedere ai Fondi UE per la riconversione ecologica. Regione e Governo non hanno più alibi, è il tempo di agire e non basterà alzare la cornetta&#8221;
Mesi fa Lega e soci hanno bocciato la dichiarazione formale di stato di emergenza climatica e ambientale in Piemonte ma, grazie [...]]]></description>
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<p><a href="http://www.marcogrimaldi.it/wp-content/uploads/2020/01/zero-emissioni-unione-europea-e1560766132192.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-6242" src="http://www.marcogrimaldi.it/wp-content/uploads/2020/01/zero-emissioni-unione-europea-e1560766132192.jpg" alt="zero-emissioni-unione-europea-e1560766132192" width="620" height="413" /></a></p>
<h2>Grimaldi (LUV): &#8220;Il Piemonte fra le aree che potrebbero accedere ai Fondi UE per la riconversione ecologica. Regione e Governo non hanno più alibi, è il tempo di agire e non basterà alzare la cornetta&#8221;</h2>
<p>Mesi fa Lega e soci hanno bocciato la dichiarazione formale di stato di emergenza climatica e ambientale in Piemonte ma, grazie alla nostra tenacia, la scorsa settimana abbiamo inserito nell’ordine del giorno sull’emergenza occupazionale e salariale l’impegno a proseguire politiche regionali di riconversione ecologica dell’economia e a promuovere presso il Governo la piena realizzazione delle direttive contenute nell’accordo di Parigi.</p>
<p>Oggi, finalmente, potrete leggere una buona notizia che tutti attendevano: l’Unione Europea intende sostenere un «Piano di investimenti per una Ue sostenibile», che prevede mille miliardi di investimenti nei prossimi dieci anni, di cui 100 destinati alla riconversione economica delle aree maggiormente dipendenti dalle industrie inquinanti attraverso un «Fondo per la transizione giusta». Un maxi-piano verde per permettere all’UE di raggiungere l’obiettivo «zero emissioni» nel 2050.<br />
Non sarà la Commissione Europea a stabilire quali aree avranno più bisogno del «Fondo per la transizione giusta», spetterà ai governi farlo dopo aver preparato «piani dettagliati sul processo di transizione e sulle azioni specifiche per raggiungere la neutralità climatica», ma fra i criteri c’è la dipendenza dall’industria del carbone e la presenza di imprese altamente inquinanti. È chiaro che per l’Italia le zone indiziate sono Puglia, Sardegna, Piemonte e Lombardia. La Puglia per la presenza dell’Ilva, la Sardegna per il polo petrolchimico di Porto Torres e il tessuto minerario da sostituire, ma Piemonte e Lombardia sono le regioni dove si concentra il grosso dell’industria e quelle che più di altre risentono del problema delle PM10.<br />
Come continuiamo a ripetere, il Nord deve unirsi per chiedere al Governo un intervento per la propria sopravvivenza, tutti i parlamentari ed europarlamentari del Nord Italia devono attivarsi per ottenere dall’Europa e dal Governo italiano la dichiarazione di stato di crisi ambientale del bacino padano, e pretendere un programma di riconversione ecologica dell’economia e un piano straordinario per il trasporto pubblico e per la mobilità alternativa all’altezza dei fondi di investimento che l’Europa intende mettere in campo.</p>
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