Aree dismesse ai creativi.

Idee admin 11 giugno 2012

Aree dismesse ai creativi per una Macao torinese.

Il Comune affiderà temporaneamente gli spazi da riqualificare.

La risposta torinese a Macao si chiama «Waiting for the future». I torinesi hanno visto un’anticipazione l’anno scorso in via Foggia 28, nel cuore di Aurora, 1500 metri quadrati che, anziché essere lasciati all’abbandono, sono diventati spazio per mostre, performance, attività di quartiere, concerti e arte urbana. E poi, quando è stato il momento, sono stati abbattuti per essere riqualificati.
Ora c’è qualcosa di più. E di diverso. Mentre Milano conosceva l’esperienza di Macao – il collettivo culturale e artistico che il 5 maggio scorso ha occupato la torre Galfa, un palazzone di 31 piani a due passi dalla stazione Centrale per farne un centro per le arti aperto a tutti – Torino provava a elaborare un modello «istituzionale». Il modello ora è scritto nero su bianco in una mozione che il consigliere comunale di Sel Marco Grimaldi ha depositato in aula e che l’assessore all’Urbanistica Ilda Curti è pronta a fare propria. Il concetto è semplice: la città è densa di zone dismesse in attesa di essere riqualificate. Perché lasciarle andare alla deriva? Perché non trovare un utilizzo temporaneo, trasformarle in centri per la creatività e l’arte? In fondo è già successo, ed è stata – ad esempio – l’operazione che ha permesso di salvare le Ogr, che altrimenti (forse) sarebbero state abbattute. «Si tratta di progettare l’attesa», spiega Grimaldi, «animando e rigenerando aree e luoghi evitando che diventino vuoti urbani, aree dismesse o degradate e luoghi di conflitto sociale. E questo può avvenire, anche temporaneamente, attraverso la mobilitazione di progettualità, idee». L’idea è stata ripresa nelle linee d’indirizzo sull’urbanistica presentate dall’assessore Curti a inizio mandato, là dove si tratteggia l’ipotesi di una nuova pratica di utilizzo temporaneo di alcune aree o immobili che non hanno ancora una destinazione d’uso definitiva. E presto il Comune avvierà una ricognizione di tutti gli immobili – a partire da quelli pubblici ma senza tralasciare gli stabili privati – non utilizzati e in attesa di una vocazione. A quel punto associazioni e gruppi dovranno farsi avanti. Con una clausola: «Non significa riempire vuoti a caso né ricavare spazi per singole associazioni», dice Curti. «Il senso è costruire esperienze come via Foggia, che ha acceso i riflettori su un’area e dato vita a un progetto di alto valore artistico». La mozione firmata da Grimaldi, infatti, prevede bandi, evidenze pubbliche e concorsi rivolti principalmente a giovani professionisti, designer, architetti, artisti e creativi.
Del resto il Nord Europa è costellato di simili esperienze: esempi di rigenerazione urbana che si riverbera su aree in attesa di riqualificazione. E a Torino non mancano certo zone che ben si adatterebbero: le arcate dell’ex Moi, Torino Esposizioni, i volumi vuoti di Parco Dora e Spina 3, l’ex caserma dei Vigili del Fuoco in corso Regina Margherita: «Esempi di patrimonio pubblico che non viene valorizzato quanto si potrebbe che potrebbe essere intercettato da vocazioni temporanee che ne valorizzerebbero l’uso». Ma in centro, in San Salvario e Vanchiglia si ragiona anche sull’uso temporaneo di negozi chiusi e in attesa di riapertura.
In via Foggia ha funzionato: i privati hanno partecipato al progetto di valorizzazione temporanea; e l’area, anziché lasciata al degrado, ha ospitato 40 street artist italiani e internazionali grazie al progetto Sub Urb Art.

Tratto da La Stampa, di Andrea Rossi

Le foto sono di mattiaboero.net,  spaziotorino.it/scatto, Urbe – Rigenerazione Urbana.


L’iniziativa sopraccitata è stata realizzata in via Foggia 28 a Torino, dall’associazione Urbe – Rigenerazione Urbana e affiancata da molte realtà artistiche e associative. All’interno inoltre, la fabbrica ha destinato alcuni spazi al progetto artistico Fart – Fare Arte a ogni costo, finalizzato a dare accoglienza e spazi di espressione a giovani artisti privi di visibilità nei consueti spazi espositivi della città. Quella che un tempo era la fabbrica Aspira, nell’estate dello scorso anno (2011), è diventata un casa d’arte composta da una serie di stanze labirintiche colorate dove poter ascoltare musica, dipingere, vedere alberi di parole crescere sulle pareti (Opiemme) e spaventose meduse incorniciare porte cadenti (Truly Design).  Questa mozione e queste linee d’indirizzo sono dedicate a loro e a tutti quelli che hanno cambiato e ripensato la città, l’hanno tenuta accesa nei suoi angoli più bui anche quando i riflettori erano spenti, a chi generosamente “Disegna Torino” ogni giorno, a chi come Italo Calvino pensa che “Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone”…

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