Stamattina sono stato svegliato da un giornalista che mi chiedeva se non pensassi che il voto di ieri sera non fosse altro che un invito all’uso della Cannabis, cercando di spiegarmi che tutti i tossicodipendenti di droghe pesanti hanno iniziato da uno “spinello” (canna per l’umanità contemporanea) .
Io molto assonnato gli ho chiesto “senta ha mai bevuto un bicchiere di vino o un boccale di birra? si…bene, é diventato etilista? Visto che l’abuso di alcool è diffusissimo lo proibirebbe come all’inizio dello scorso secolo?…
Allora guardi la questione “dipendenze” è troppo delicata per liquidarla con una battuta. Noi vogliamo semplicemente mettere fine alle politiche proibizionistiche che hanno solo regalato ai narcotrafficanti centinaia di miliardi di euro, e togliere dall’illegalità centinaia di migliaia di cittadini.

ecco la rassegna stampa di oggi:

 

http://torino.repubblica.it/cronaca/2014/01/14/news

/torino_s_alla_cannabis_libera_e_la_prima_tra_le_grandi_citt-75875712/

Torino, sì alla cannabis libera. E’ la prima tra le grandi città.
tratto da Repubblica, di Gabriele Guccione

In consiglio comunale passa l’appello al parlamento: “Bisogna passare da un impianto proibizionistico a uno di tipo legale della produzione e della distribuzione delle droghe leggere”. Fino all’ultimo la legalizzazione era in forse, sotto l’incognita del voto moderato e cattolico del Pd.

Torino apre le porte alla cannabis, prima tra le grandi città d’Italia. Non che da oggi si possa consumare, produrre per il proprio uso e condividere tra amici la marijuana sul terrazzo di casa, come se si fosse a Montevideo o ad Amsterdam. Ma questo è il senso “politico” della richiesta, partita dalla Sala Rossa dopo il voto di ieri della Sala Rossa e indirizzata al Parlamento: “Passare da un impianto proibizionistico a uno di tipo legale della produzione e della distribuzione delle droghe leggere”. Il testo è quello partorito con un ordine del giorno proposto da Marco Grimaldi di Sel e dai consiglieri Silvio Viale, Luca Cassiani e Lucia Centillo del Pd.
Fino all’ultimo la legalizzazione in salsa torinese era in forse, sotto l’incognita del voto moderato e cattolico del Pd, mentre sembrava più possibile l’approvazione di una seconda mozione pro-cannabis che si limitava ad allargarne l’uso terapeutico. Alla fine il via libera è arrivato. Un po’ a sorpresa. Il Pd si è spaccato tra proibizionisti, astensionisti (tra questi anche il sindaco Fassino) e antiproibizionisti. Questi ultimi, per la verità, la maggior parte. Determinanti sono stati i voti favorevoli dei due Cinque stelle Chiara Appendino e Vittorio Bertola, aggiuntisi agli altri tredici consiglieri favorevoli del centrosinistra: oltre ai firmatari, Guido Alunno, Andrea Araldi, Mimmo Carretta, Gioacchino Cuntrò, Giusi La Ganga, Marta Levi, Laura Onofri, il capogruppo Michele Paolino e Beppe Sbriglio, ex Idv.
Grimaldi canta vittoria: “Torino è la prima grande città in Italia a pronunciarsi sull’abrogazione della legge Fini-Giovanardi e sulla legalizzazione delle cosiddette droghe leggere – dice – Vogliamo mettere fine alle politiche proibizionistiche che hanno solo regalato ai narcotrafficanti centinaia di miliardi di euro, e togliere dall’illegalità centinaia di migliaia di cittadini”. Il radicale Silvio Viale ricorda: “Già nel 1996 la Sala Rossa aveva votato un ordine del giorno: sono passati 17 anni ma la politica ha fatto l’opposto, ipocritamente”.
Assieme all’opposizione di centrodestra, perché “un conto è depenalizzare, un altro è legalizzare”, contraria anche la cattolica del Pd, Domenica Genisio. Con lei hanno votato “no” anche i moderati Michele Dell’Utri, Rocco Lospinuso, Giovanni Porcino e il presidente Giovanni Maria Ferraris. Fassino, insieme con i democratici Alessandro Altamura, Marco Muzzarelli e e Gianni Ventura si sono astenuti e così ha fatto anche la “moderata” Piera Levi-Montalcini.
Fortemente avversi il vicepresidente del Consiglio, il ciellino Silvio Magliano del Ncd, e i colleghi di Lega e Fratelli d’Italia. “È incredibile che la stessa sinistra, puritana su alcol, gioco d’azzardo e tabagismo, rispolveri una doppia morale a uso e consumo di un antiproibizionismo diretto a proclamare lo spaccio di Stato” ha attaccato il capogruppo di Fdi, Maurizio Marrone, ricordando “i tanti giovani in comunità per il difficile e lungo percorso di disintossicazione dalle droghe”. E Fabrizio Ricca, della Lega, ha aggiunto: “La liberalizzazione delle droghe leggere non è sicuramente una priorità per la nostra città. Ma visto che la maggioranza in questo momento lo considera un problema di importanza fondamentale, dichiariamo la nostra contrarietà”.

http://www.lastampa.it/2014/01/14/italia/cronache/marijuana-libera-torino-la-prima-in-italia-a-dire-s-ZZkrFYnuN4Voe20xbtWU9O/pagina.html


Marijuana libera, Torino è la prima in Italia a dire sì


Fino a ieri mattina circolavano certe battute: «Vedrai, sulla cannabis finirà con una fumata nera». E invece no: Torino, da qualche ora, è la prima città d’Italia ad aver votato un documento per la liberalizzazione della marijuana. Il provvedimento (un ordine del giorno) è stato approvato dal Consiglio comunale di stretta misura: 15 voti a favore (Sel, mezzo Pd, Idv, 5 Stelle) 13 contrari e 6 astenuti, fra cui il sindaco Fassino. Contraria, massicciamente, l’opposizione di centrodestra e l’ala cattolica del Pd. «Non eravamo riusciti quattro anni fa a tracciare la via sulle “stanze del buco” – commenta il primo firmatario, Marco Grimaldi di Sel – ma questa volta ce l’abbiamo fatta. E da Milano e altre città ci hanno già chiesto il documento per capire come venirci dietro».

È vero, si tratta di un via libera senza ricadute pratiche immediate, ma è politicamente rilevante. In realtà, le proposte erano due. La prima chiedeva un «sì» per l’utilizzo della cannabis a fini terapeutici, come già accade in Toscana, Liguria e Veneto, dove la Regione (a trazione leghista, come il Piemonte) oltre ad aver autorizzato i farmaci cannabinoidi per la terapia del dolore ha approvato la distribuzione sperimentale e gratuita in ospedale e farmacia di preparati a base di cannabis. La seconda, invece, era più drastica: via subito la legge Fini-Giovanardi, restrittiva e secondo molti una delle principali cause del sovraffollamento delle carceri, e via libera alla produzione diretta di marijuana e alla sua vendita. Approvarla è stato ben più complesso, perché – oltre al sindaco – anche parte della maggioranza si è sfilata, astenendosi o votando contro. La differenza l’hanno fatta i due consiglieri del Movimento 5 Stelle, entrambi favorevoli.

È dai tempi della lotta per le narcosale (meglio note come «stanze del buco», che in realtà finirono con un nulla di fatto) che il Consiglio comunale non si occupava del tema droga. Avvenne due amministrazioni fa, sempre per iniziativa di Grimaldi, che stavolta ha presentato il documento insieme a Silvio Viale, Radicale in quota Pd, ginecologo ma soprattutto habitué delle battaglie civili: la prostituzione, le unioni di fatto, i matrimoni gay, il testamento biologico, fino alla sperimentazione della Ru486, la pillola abortiva.

Delle stanze del buco se ne discusse per mesi. Il vero obiettivo era togliere i tossicodipendenti dalla strada fornendo loro assistenza medica, psicologica e un percorso di recupero. Alla fine però non si raggiunse la maggioranza.

Stavolta invece i numeri ci sono e quell’ordine del giorno «che invita il Parlamento ad affrontare il passaggio da un impianto di tipo proibizionistico a un impianto di tipo legale della produzione e della distribuzione delle droghe cosiddette leggere, con particolare riferimento alla cannabis e ai suoi derivati» ha incassato l’appoggio dei più.

A Torino piace fare da apripista sui grandi temi destinati a dividere: l’era Chiamparino ha lasciato in dote il registro delle unioni civili e del testamento biologico, la richiesta di concedere il voto agli immigrati per le amministrative. Addirittura l’ex sindaco, oggi tornato in pista per le Regionali, nel 2010 sposò simbolicamente due donne. Il suo successore, Piero Fassino, ha invece esordito concedendo la cittadinanza onoraria ai figli degli stranieri.

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