Lux-Leaks, il diavolo è nei dettagli.

Idee admin 12 novembre 2014

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IL DIAVOLO (in)VESTE in LUSSEMBURGO?

Non so quanti di voi abbiano approfondito il cosiddetto scandalo “Lux-Leaks”. Dopo aver letto diversi articoli, come molti, ho pensato che non ci fosse bisogno di chissà quale interessante indagine giornalistica per capire che i tanto “esotici” paradisi fiscali erano proprio dentro le nostre antiche mura da più di un decennio. Dalle multinazionali alle banche, dalle imprese famigliari ai grandi marchi della moda, migliaia di società hanno trovato rifugio all’ombra del fisco leggero del Granducato. Molti altri hanno detto invece: “che c’è di male?”. C’è di male che siamo davanti ad accordi privati e “regole di segreto bancario simili a quelle svizzere” e “meccanismi di elusione fiscale approvati direttamente dal governo lussemburghese”. Gli accordi fiscali, descritti nei documenti trapelati, presumibilmente consentivano alle multinazionali di ridurre i loro oneri fiscali sui profitti maturati in altri Paesi. Il risultato è che “le aliquote fiscali applicate erano minime” e che così hanno infranto la regola degli aiuti di Stato. Ancor più grave: questo sistema è cresciuto anche grazie al lungo governo di Jean-Claude Juncker, premier per 18 anni e ora alla guida della Commissione Europea.

Detto questo, altre tre cose mi sono poi venute in mente:

1) Ma se sei stato premier di uno Stato che aiutava le multinazionali promuovendo accordi fiscali non dissimili dai famosi paradisi fiscali, in concorrenza sleale rispetto ai Paesi Ue, come puoi oggi essere credibile da Presidente della Commissione Europea rispetto all’indebitamento degli Stati? E come puoi continuare a chiedere ai cittadini di pagare il conto mediante austerità e tagli allo stato sociale?

2) Quello sopra descritto è un “generatore di crisi”. Ci voleva questo scandalo per capire che, dall’inizio della crisi finanziaria globale che ha causato un aumento vertiginoso del debito sovrano, non si è fatto quasi niente contro chi si è arricchito e ha portato le sue sedi fiscali all’estero anche per non pagare tutte le tasse nei Paesi d’origine? Quanto ci vorrà perché l’Unione Europea metta in pratica nuove direttive sulla trasparenza dei bilanci, sul riciclaggio di denaro e sull’evasione fiscale?

3) Renzi ora ha una doppia responsabilità. Prima di tutto l’azione ispettiva nei confronti delle aziende italiane che hanno fatto parte del “sistema LUX” : su 550 presunti accordi fiscali a favore di oltre 340 società ci sono anche 31 società nostrane, per lo più banche (alcune di esse, leggo sui giornali di oggi, sostenitrici delle sue famose cene di finanziamento). La seconda è che ricopre il ruolo di Presidente di turno, e su questa partita si gioca tutta la sua credibilità internazionale.

Marco Grimaldi

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