Torino: Fase 0.

Idee admin 22 luglio 2013

Caro sindaco,

come avrà capito non nascondiamo la nostra preoccupazione a fronte di un esito che sembra aver invertito i presupposti per cui il rimpasto era stato pensato. Aveva detto che i rimpasti sono riti da prima Repubblica.

Prima i progetti e la revisione delle linee programmatiche poi l’analisi di cosa ha funzionato e cosa no. Difficile far peggio, siamo ancora alla fase 0. Zero come l’impegno che abbiamo messo nell’analizzare il lavoro di due anni .

Zero come i minuti spesi a discutere con i consiglieri e consigliere della nostra maggioranza sullo stato della crisi, sui prossimi impegni, a partire dalle priorità politiche e scelte amministrative. Zero come la presenza e l’interesse della città in questo rimpasto.

Ci dica perchè dovremmo essere soddisfatti?

Guardi l’unica vera istanza che ci ha visti sullo stesso fronte è la promozione di una donna intelligente e generosa, leale e umile al suo fianco.

A Elide Tisi va il nostro più sincero abbraccio e in bocca al lupo. Noi sappiamo occupandoci con lei degli ultimi e di chi ogni giorno perde il lavoro, la propria casa, le ultime speranze e spesso anche la dignità, quanto sia difficile governare con il sorriso davanti agli orrori di questa ingiusta crisi senza fine. Vorrei che ogni assessore di questa giunta passasse un giorno con lei per capire di cosa stiamo parlando. Anche lei signor sindaco.

Venga con noi, in un luogo dove i senza fissa dimora cercano qualche ora di caldo, venga davanti ad un presidio dei cassaintegrati, davanti agli educatori e lavoratori delle cooperative che prendono lo stipendio a singhiozzo grazie ai meccanismi perversi della finanza pubblica. Anche questa sarebbe una più chiara fase 2.

E’ vero il sindaco è il sindaco di tutti, ma in tanti iniziano a dire che servono meno convegni e più lavoro di strada. Ritorni nei lati e nei marciapiedi meno conosciuti di questa città. Lì non ci sono facinorosi e fischi strumentali. C’è gente che ha voglia di parlare e di essere ascoltata, qualcuno di sentirsi dire semplicemente ce la faremo. Insieme.

Speriamo che a fianco alla scelta di promuovere una donna della crisi e della speranza, signor sindaco, si riesca tutti insieme a lasciare inalterati gli standard dei nostri servizi e soprattutto la capienza dei capitoli di spesa del welfare e dell’istruzione. Non vorremmo ritrovarci famiglie che non sanno più come pagare le rette delle case di cura ai propri genitori, disabili senza più neanche una settimana di soggiorno estivo, dormitori e mense senza più letti e pasti da offrire a tutti.

Vedremo.

Molti ci hanno scritto in queste settimana, vorrei leggerle una delle frasi più ricorrenti:

Riteniamo quanto accaduto una occasione persa.

Non “prima i progetti per la città e poi le appartenenze” ma un equilibrio di correnti  e casacche che pare premiare logiche interne al solo PD, in un confronto sempre racchiuso in dichiarazioni sui giornali, convegni ristretti, segrete stanze.

Le modalità del rimpasto in Giunta  rischiano  di aumentare la distanza tra ciò di cui avrebbe bisogno la Città, anche in termini di innovazione, per non pensare a un presente e  a un futuro che si limiti a ridurre o a innalzare i costi di quello che è stato il modello di welfare e di sviluppo progettato nella nostra città, per ridurre le diseguaglianze e non solo la povertà.

Occorre riallacciare i rapporti tra la politica e cittadini, forze sociali e i mille volti dell’associazionismo sull’idea di un progetto di Città.

Una volta si sarebbe detto mettere al centro le istanze dei territori, il merito delle scelte e le capacità dei soggetti proposti per realizzarle, condividere l’elaborazione strategica attualmente in corso con i cittadini, non aver paura di aprirsi e raccogliere idee.

Sono parole di iscritti del suo partito. Forse ogni tanto dovreste ascoltare anche loro.

Occorre  fare in mondo che la Città faccia uno scatto di elaborazione per mantenere intatto il rapporto con quelle giovani generazioni (non solo studenti torinesi e fuori sede, ma anche giovani creativi, nuove professionalità) che hanno scelto Torino per il proprio progetto di vita e di lavoro, attratti dalle opportunità che la città ha offerto.

Dallo scorso mese per esempio è finalmente disponibile il lavoro prodotto dalla “task force” composta da 17 under 45 selezionati  sulla base di una chiamata pubblica di Torino Strategica.

Leggendo attentamente i risultati del loro lavoro condividiamo, forse per motivi anagrafici e culturali, la richiesta di una “rivoluzione copernicana” descritta benissimo da Matteo Robiglio: “questo gruppo di giovani responsabili e non ribelli profondamente impegnati e agganciati al territorio ha manifestato un profondo disagio nei confronti di una società e una città bloccata”.

Chiedono di essere più europei lasciando perdere se vogliamo pienamente entrare nella società della conoscenza e delle opportunità un approccio troppo dirigistico e verticistico.

Non siamo davanti né al yes we can né a un nuovo rigurgito liberista, siamo semplicemente davanti ai figli di una città che è cambiata con loro ma non li ha ancora resi del tutto protagonisti della sua trasformazione.

Manca un respiro metropolitano ci dicono e mancano politici che gli ascoltino. Per fortuna il consiglio comunale l’ha fatto, ma come potrà capire non basta.

Sempre di più si avverte un’incomunicabilità tanto nelle aree di dissenso giovanile e quanto nella cultura indipendente che vive in città e la giunta. Forse c’è una mancanza di consapevolezza o semplicemente di curiosità.

Come potrà immaginare per quanto la città abbia dei validi dirigenti e il rapporto con l’associazionismo giovanile sia costante, a chi continua ad essere insoddisfatto non basta spiegargli che le politiche giovanili sono nate qui e che Torino è stata capitale dei giovani europei nel 2010. Serve più attenzione e più fantasia. Generosità e rispetto. Crediamo che  l’assessore Curti saprà ridurre questa distanza ma se non diventerà un elemento di trasformazione di tutti non basterà.

Crediamo che anche queste siano risposte alla crisi sempre più grave: una crisi che chiede una svolta nel modo di fare politica rimettendo al centro idee e condivisione di progetti.

Per esempio ci pare non cambi il suo atteggiamento sulla più grande azienda del territorio. Continuiamo a non sentire appelli alla proprietà della Fiat sulle promesse non mantenute verso questo territorio.

Non ci aspettavamo rimproveri e analisi simili a quelli della Presidente Boldrini ma avremmo preferito non leggere le sue parole sul mancato riconoscimento dei miracoli di Marchionne.

Per quanto il sindaco della più grande capitale dell’industria italiana vorrà leggittimare i mancati investimenti per i nuovi prodotti a Mirafiori, dovuti non solo alle condizioni di mercato ma alle scelte industriali che hanno portato la Fiat a localizzare altrove i modelli inizialmente previsti per il sito torinese.

Quando è che analizzeremo istituzionalmente che i ritardi già accumulati in questi anni hanno determinato la perdita di 4.800 posti di lavoro (dal 2008 ad oggi) nelle aziende dell’indotto auto?

Auspichiamo che il nuovo assessore al lavoro si occupi tra le altre cose sin da subito anche di questo. So che dopo tanto impegno speso sulla restituzione delle spoglie avrebbe preferito ricevere la delega ai cimiteri, vedendo così premiate competenze e merito. Basta che non si metta a litigare di nuovo per finta con il neo assessore Lorusso.

Come avrete capito attendevamo il bel tempo dopo un anno di pioggia. Per ora si è vista solo la grandine.

Riteniamo quanto accaduto sia come dicono in tanti un’ennesima occasione persa. Si dice che l’acqua che scorre non reca veleni, attenzione solo al livello di guardia, abbiamo tutti i piedi bagnati e non basterà salire qualche gradino per evitare la piena…

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