Fiat deponga le armi di distrazione di massa e si assuma le proprie responsabilità.

Idee admin 28 novembre 2011

Presidente, consigliere e consiglieri, cittadine e cittadini,

auspichiamo che sin da oggi si possano deporre le armi di distrazione di massa.

Pur di non parlare di politiche industriali, investimenti e ricadute occupazionali, economiche e sociali, il Paese ha subito la retorica sui fannulloni di Pomigliano, sui sindacalisti che non si assumono responsabilità, sui profitti brasiliani che pagano le perdite italiane.

Nel frattempo questa offensiva culturale ha ottenuto un mondo del lavoro più povero e diviso, la sospensione del contratto nazionale dei metalmeccanici e una legge ad aziendam che cancella decenni di lotte e diritti conquistati nel dopoguerra.

Anche a Torino, Marchionne, dopo aver disertato per anni il cda di Torino Nuova Economia, annunciando che Fiat “non potrà operare in Italia in un quadro di incertezze che la allontanano dalle condizioni esistenti in tutto il mondo industrializzato”, è riuscito ad inaugurare la cittadella della mobilità sostenibile senza far cenno al ricorso al Tar di Fiat sulla variante sull’area di Mirafiori, senza un chiarimento sugli investimenti in ricerca e innovazione su quell’area, dimenticandosi tutti gli impegni presi 5 anni fa.

Immaginiamo che la strategia dello sfogo sia servita a prendere tempo e rinviare gli impegni presi, ma l’Italia e questa città hanno bisogno di certezze e da quello che si evince di definitivo e perentorio ci sono solo altri venti mesi di cassa integrazione.

Nel 2012 Mirafiori vedrà la propria produzione ridursi ulteriormente. Secondo le stime del Lingotto dalle linee di Mirafiori usciranno 59.600 vetture. Solo un anno fa, i piani operativi di Fiat indicavano per il 2011 un volume produttivo di 83.000 unità, riviste poi a settembre a 68.900.

Vorremmo che questa giornata servisse prima di tutto ad accelerare gli investimenti e conoscere una volta per tutte i veri piani della Fiat sul futuro dell’automotive a Torino e nel Paese.

Pertanto sottoponiamo a questo dibattito, a questo importante Consiglio Comunale aperto che abbiamo sollecitato, i seguenti punti, sui quali desideriamo risposte, per le rispettive competenze, da parte del responsabile delle relazione industriali Paolo Rebaudengo e dal Sindaco Fassino per le parti che riguardano il ruolo della Città:

Il dibattito istituzionale torinese non si è mai spinto oltre l’affermazione “la testa della Fiat non abbandoni Torino”. Sarebbe paradossale che un ministro di un governo tecnico spieghi a tutti noi qual è il vero ruolo della politica.

La testa, o meglio dire una parte nevralgica della sua capacità progettuale e costruttiva, potrà rimanere a Torino se al riguardo verrà definito un progetto industriale per il futuro di Mirafiori nel suo complesso, non solo per le Carrozzerie (con i suoi oltre 5000 dipendenti) ma per i 15.000 dipendenti Fiat a Torino (Enti Centrali, Palazzine impiegati, meccaniche e presse).

A tale proposito Fiat ricordava a tutti noi nella pubblicità di Fabbrica Italia che le cose che creiamo ci dicono cosa diventeremo. Cosa diventeremo producendo Suv con il marchio jeep? Che idea di futuro passa da una piattaforma di un’auto creata nell’Illinois che percorre 7 mila chilometri per essere assemblata a Torino e che sarà poi rivenduta per lo più negli Stati Uniti?

Negli scorsi anni la città ha investito con la Provincia e la Regione, e si è indebitata per comprare le aree di Mirafiori e per creare la cittadella della mobilità sostenibile, come pensa Fiat di ripagare questo sforzo? Siete ancora propensi a ricorrere al Tar contro la città di Torino?

Il Presidente della Repubblica ha più volte ribadito che per uscire dalla crisi serve una comune assunzione di responsabilità nel segno dell’equità e della coesione sociale. Fiat si assumerà l’impegno di rispettare la pluralità sindacale e la democrazia nei luoghi di lavoro? Vi sentite ancora di ribadire che il futuro di questo Paese appartiene a tutti noi?

Marco Grimaldi

Consigliere Comunale città di Torino

Sinistra Ecologia e Libertà

nei giorni scorsi…

Consiglio sulla Fiat tra le polemiche

tratto dalla La Stampa

Dibattito acceso ieri in Consiglio comunale sulla seduta straordinaria aperta sul tema «Futuro industriale del distretto dell’auto e progetto Fabbrica Italia» convocata lunedì pomeriggio.
L’elenco dei partecipanti all’iniziativa, distribuito ieri in Sala Rossa, ha sollevato le perplessità di alcuni consiglieri di diversi gruppi, soprattutto per via del fatto che in rappresentanza di Fiat ci sarà il direttore delle relazioni industriali Paolo Rebaudengo di cui però al momento non è previsto l’intervento.
«Rischiamo l’ennesimo dibattito sul futuro degli stabilimenti senza la presenza dell’azienda», la posizione di Marco Grimaldi di Sel, appoggiata da buona parte dei gruppi in Sala Rossa (da alcuni consiglieri del Pd alla Lega, dal Pdl al Movimento 5 Stelle) che hanno chiesto al sindaco Fassino di sollecitare la presenza di un rappresentante ai massimi livelli di Fiat e la sua partecipazione al dibattito pubblico.
Il consigliere del Pdl Maurizio Marrone ha invece presentato una mozione (respinta) per impegnare la giunta a chiedere la verifica degli impegni assunti su Mirafiori.
Critico Silvio Viale, radicale eletto nel Pd: «Se l’appuntamento di lunedì dev’essere un processo a Fiat io non ci sto».
Al Consiglio aperto sono stati invitati i rappresentanti delle parti sociali e delle forze politiche.
A oggi hanno dato la loro adesione vari parlamentari, sindaci e amministratori di località sede di stabilimenti del gruppo Fiat (Cassino, Piedimonte San Germano e Melfi) e dell’area metropolitana torinese (Collegno, Settimo, Grugliasco, Venaria), rappresentanti della Provincia.
Ci saranno dirigenti sindacali di Cgil, Cisl e Uil, Fiom, Fim e Uilm, Fismic, Rsu Mirafiori e rappresentanti di Confindustria, Api, Ucid.
Interverranno infine il sindaco Piero Fassino e il presidente del Consiglio comunale Giovanni Ferraris, oltre ai rappresentanti delle forze politiche presenti in Sala Rossa.

Marchionne venga qualche ora in Consiglio Comunale. Spiegare alla città i piani della Fiat non è una perdita di tempo.

http://www.marcogrimaldi.it/?p=778

Quante chiacchiere inutili. Quante promesse mancate.

Nel comunicato stampa di questa mattina Sergio Marchionne,  CEO di Fiat e Chrysler dichiara: “non possiamo operare in Italia in un quadro di incertezze che ci allontanano dalle condizioni esistenti in tutto il mondo industrializzato”.

L’ennesimo schiaffo di un manager irrispettoso e insofferente verso il proprio Paese colpisce in modo particolare coloro che continuano supinamente a riverirlo e ad inseguirlo nelle sue offensive culturali.

Anche noi mal sopportiamo gli arroganti, gli evasori fiscali, chi non rispetta le regole, i conniventi con le organizzazioni criminali e le mafie. Ma non per questo minacciamo di andarcene o invitiamo i nostri giovani ad espatriare.

Rimaniamo qui ogni giorno cercando di lavorare per cambiare in meglio l’Italia.

Invece gli attori principali di questo sistema malato e in crisi, grandi manager, ministri o dirigenti, fanno a gara nello sparare al cuore del Paese. Scaricando, sempre, la responsabilità  dei loro fallimenti sugli altri: i comunisti, i sindacati o i lavoratori fannulloni.

Oggi Marchionne nel suo solito sfogo irresponsabile, che affonda il titolo Fiat, conferma l’uscita da Confindustria, colpevole di aver riaperto un dialogo con le parti sociali, e cambia di nuovo idea a proposito dell’impegno di Fiat a produrre un SUV a marchio Jeep previsto per la seconda metà del 2013, e il restyling della Mito. Aggiungendo fumosamente che “Fiat conferma l’intenzione di installare nello stabilimento di Mirafiori la versione più aggiornata di una delle tre principali architetture sulla quale saranno prodotti diversi modelli dei vari marchi”.

Immaginiamo che la strategia dello sfogo serva a prendere tempo e rinviare gli impegni presi, ma l’Italia e questa città hanno bisogno di certezze e da quello che si evince di definitivo e perentorio da queste dichiarazioni emergono altri venti mesi di cassa integrazione.

Nessun cenno al ricorso al Tar di Fiat sulla variante TNE, nessun chiarimento sugli investimenti in ricerca e innovazione su quell’area. Oggi Marchionne, dopo aver disertato il cda di TNE e aver avvallato un ricorso contro la città, passeggia per il nuovo insediamento del Politecnico dimenticandosi gli impegni presi 5 anni fa.

Ci sembra il giorno migliore per ribadire, insieme alle altre forze del centrosinistra cittadino, l’urgenza di una discussione in Consiglio Comunale sul piano industriale, sulle ricadute produttive sull’indotto dell’automitive e sugli investimenti sulle aree di Mirafiori, Tne compresa.

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